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L’assoluzione dell’ignoranza

L’assoluzione dell’ignoranza

Possiamo solo augurarci che un giorno, noi poveri e collusi che ancora neghiamo la realtà di contro informazione che faziosamente apostrofiamo come FakeNews riusciremo a fuggire come topi dalla punizione che ci spetterà quando i “cittadini” avranno conquistato il paese…

Che i tempi sarebbero giunti rapidamente all’irrecuperabilità della situazione odierna, personalmente me ne sono reso conto diversi anni fa, quando Silvio Berlusconi o i suoi sostenitori apostrofavano l’ex Magistrato Antonio Di Pietro come un comunista. Era più o meno come sentir dissertare un chiunque sul fatto che un Pallone da Calcio è un essere vivente in quanto si muove al ricevere di una spinta, oppure che il Baccalà è un esempio specifico di flora tipica della Tundra Artica: insomma una castroneria disonesta. Effettivamente molti amici per così dire, di sinistra e talvolta tendenti all’estremo seppur non extra parlamentare, quindi estremo, iniziarono a simpatizzare e a seguire il Tonino Nazionale, diede il là a quell’agghiacciante accozzaglia di anime antiberlusconiane che presero il nome di Popolo Viola, reale sdoganamento del prossimo partito di Governo, ma sedicente non partito chiamato MoVimento 5 Stelle, e di tutto quello che ne costituisce l’ossatura, soprattutto i tanto da me vituperati loro ultras da tastiera. Sono loro insieme a tanti altri colleghi opinionisti Social sgrammaticati, il centro dei miei pensieri quotidiani; i pensieri quotidiani di un altro signor nessuno che passa parte del suo tempo a scorrere la Timeline di Facebook ,o a leggere i commenti alle notizie condivise nello stesso Social dai quotidiani nazionali o locali. Chissà se possiamo ricercare le radici di questo sdoganamento orgoglioso dell’ignoranza, nella semplicità o sempliciotteria, che popolarmente è stata propagandata attraverso l’utilizzo di teoriche arti, come forma di convincimento. Eh si, perché in fondo in Italia ci sono più laureati a 40 anni che occupati, e questo è dipende dall’argomento che tratti con l’interlocutore o colpa del fatto che questi bamboccioni hanno preferito nascondersi dietro ai libri anziché lavorare, o colpa di Renzi e della sua Buona Scuola. Da qui in poi, passando per la storia dei “Baroni” a capo delle ladronerie Universitarie verso lo Stato, e la conseguente presunta spartizione degli stessi fondi tra i Docenti, a “Radical Chic” si è accompagnato il neo sinonimo “Professore”. Contemporaneamente a tutto ciò, chiunque avesse acquistato uno SmartPhone UFFICIALMENTE perché i vecchi telefoni non li vendono più, PRATICAMENTE per l’idea di farsi i fatti degli altri attraverso social come Facebook, Twitter è noioso, Instagram serve solo in caso di necessità impellenti e non previste, ha iniziato anche ad interessarsi di politica nazionale a forza di leggere che gli italiani non ce la fanno più e che siamo messi male. A questo punto, l’esercito di ultras del Web che oggi è convinto di determinare le sorti del paese con la loro autodeterminazione, è divenuto un gruppo di sedicenti cittadini informati, seppur senza basi riflessive giustificanti i loro pensieri, solitamente sbandierati come scandalose verità occultate dal regime, in modo sgrammaticato e surreale. Tutto questo ovviamente non ha un freno né una soluzione, anzi attraverso l’aizzamento di certe figure che son divenute opinion leaders capaci di negar mille volte se stessi sfruttando la volatile memoria d’impreparati Fans, si alimenta apparentemente ingigantendosi almeno nelle percezioni. Possiamo solo augurarci che un giorno, noi poveri e collusi che ancora neghiamo la realtà di contro informazione che faziosamente apostrofiamo come FakeNews riusciremo a fuggire come topi dalla punizione che ci spetterà quando i “cittadini” avranno conquistato il paese; magari trovandoci tutti insieme in una isola sperduta in mezzo all’oceano, senza rete 4G e cellulari per discutere amorosamente di filosofia, finchè morte non ci separi…

Ora mi devo mettere in riga

Ora mi devo mettere in riga

Quasi nessuno Quanto è bello andare a cena con gli amici e mangiare una buona pizza sorseggiando una bibita fresca in compagnia? Il cibo non è solo vitale per la sopravvivenza umana ma è anche un atto di socialità!

Una cena in compagnia può risollevare le sorti di una giornata stressante e faticosa! Ma se nell’arco dei mesi freddi abbiamo abusato delle cene, ora con l’arrivo della bella stagione ci possiamo trovare con il dover riparare trovandoci a dire… ora mi devo mettere in riga. Non starò a puntualizzare come, per questo siamo attorniati da professionisti, ma diciamo così, vi rammento delle regole principali, tanto per cominciare al bando i cibi pesanti. Vanno il più possibile evitati tutti i cibi ricchi di grassi, come i fritti, e molto elaborati, in quanto rallentano ulteriormente il processo digestivo. Ma non del tutto, in pratica, si devono limitare i condimenti, a esclusione dell’olio di oliva. Mangiare senza fretta è una regola d’oro che aiuta a non esagerare, infatti il senso di sazietà si avverte 20 minuti dopo l’inizio del pasto. La verdura e la frutta non devono mai mancare a tavola: anche se lontana dai pasti, sono ricche di vitamine, minerali e acqua, fondamentale per l’organismo, soprattutto nel periodo estivo meglio consumarle crude perché mantengono inalterato tutto il loro prezioso contenuto, variamo sul tipo di vegetali per non stancarci della stessa e poter così rapportare il più possibile il maggior numero di vitamine, antiossidanti e minerali. Quindi diamo precedenza a cibi freschi e molto digeribili come insalate di riso e pasta e bevande come spremute di frutta e centrifugati di verdure. Via libera ai cereali, integrali per aiutare l’intestino che se stressato preme sui vasi sanguigni e linfatici diretti alle gambe con formazione di ristagni e di gonfiori. L‘esercizio fisico è utile per mantenere i tessuti elastici e tonici, favorendo cosi’ la circolazione. Al bisogno prendiamo dei fermenti lattici almeno per 15 giorni. Il sole diventa ancora di più parte delle nostre giornate, ma si sa che anche in questo caso ci sono delle accortezze da tenere. La dieta per l’estate? Il Betacarotene, per fare il pieno di sole basta puntare su frutta e verdura colorata ricca di questa sostanza precursore della vitamina A, di Licopene, di Xantofille tutte queste sostanze fanno parte della famiglia dei Carotenoidi che oltre a stimolare la produzione di melanina, sono un ottimo antiossidante, proteggono quindi la pelle dall’invecchiamento provocato dai raggi solari. Protegge dalle scottature filtrando le radiazioni ultraviolette neutralizzando gli effetti nocivi dei radicali liberi, grazie all’azione antiossidante. Inoltre e soprattutto idratarsi dentro e fuori. Bere molta acqua aiuta a completare l’azione depurativa dell’alimentazione corretta. Tutto questo ovviamente è soggettivo, i prototici che ci vengono inculcati dai media, lasciamoli dove sono,non e’ un modo di dire ma inizialmente voliamoci bene come siamo,e seguire un regime alimentare buono, movimento e inizialmente stressarsi meno con la quotidianità, e è già il primo passo, ma si sa che nei periodi caldi è un attimo sentirci in difficoltà quando già nell’abbigliamento ci troviamo più scoperte, e se abbiamo qualche rotondità in più apriti cielo, quindi al bando la pigrizia mettendo in atto quanto scritto sopra, ricordandoci però che non siamo mai contente….

Un abbraccio, Manuela

Connettiamo la bellezza all’anima

Connettiamo la bellezza all’anima

“Perchè un Pioniere sa già dove soffierà il (bel) vento”

I l concetto dei Beauty Pioneers parte da un’intuizione di Giannantonio Negretti leader di Ng Group, che da sempre guarda oltre le tradizionali pratiche commerciali per rispondere adeguatamente al continuo elevarsi del valore della Bellezza nella società. “Credo in una continua esplorazione e nello scambio di culture per generare innovazione e influenzare positivamente il mondo ogni giorno. Sostengo ricerche pionieristiche ispirate allo studio di come il mondo realmente vive e sogna l’esperienza di Bellezza e di benessere. Promuovo la creazione di soluzioni cosmetiche non convenzionali per soddisfare appieno le reali esigenze dei professionisti e dei consumatori contemporanei” – queste le parole di Giannantonio Negretti. Il concetto di Beauty Pioneers nasce da questo credo: connettere la Bellezza all’anima, perché un Pioniere conosce perfettamente il panorama della cosmetica e quindi sa dove soffierà il (bel) vento. E’ arrivato il momento di concentrarsi sullo sviluppo delle persone perché diventino pionieri della Bellezza, esploratori che studiano con passione l’animo e i desideri delle persone per creare un’offerta allineata perfettamente ai loro bisogni. “La Bellezza è un elemento fondamentale che occupa gran parte del tempo e delle considerazioni dei consumatori, sempre più esigenti, informati e bisognosi di esprimere al meglio la propria individualità” continua Giannatonio Negretti “noi crediamo che lo sviluppo dei prodotti non basti più, è arrivato il momento di concentrarsi sullo sviluppo di persone che si accordino con il vero essere dei consumatori”. Beauty Pioneers è la madre di tutti i progetti Universal Beauty (UBA, UBI, UBL, UBP,UBT) perché il fine di tutto questo è connettere persone alla bellezza affinchè anche il pubblico sia connesso.

LA META: rispondere al meglio ai bisogni del consumatore

Il consumatore cerca una consulenza migliore a quella che l’operatore della Bellezza fornisce al giorno d’oggi e chiede professionalità, ma allo stesso tempo vuole anche innovazione.

Il concetto di Beauty Pioneers si basa sulla convinzione che la domanda e l’offerta attualmente non sono allineate a scapito del consumatore che infatti CHIEDE comprensione affinchè si realizzano i 4 paradigmi della felicità del cliente, ovvero: Giovinezza Prolungata Autostima Rafforzata Ansia Smorzata Benessere Relazionale

Per promuovere e diffondere una cultura della Bellezza moderna e responsabile capace di contribuire alla creazione di un mondo migliore.

Premio Legalità a Filippo

Premio Legalità a Filippo

Non capita spesso di trovarsi, ad appena 24 anni, a parlare ad un folto pubblico, composto da più di mille studenti ancora in età adolescenziale, trattando un argomento sicuramente interessante, ma altrettanto sottile e complesso, quale è la legalità.

Capita ancora meno di trovarsi di fronte ad un pubblico che, nonostante la giovane età, sia realmente interessato al tema, partecipando anche attivamente. E non capita quasi mai, infine, che gli stessi studenti conferiscano all’organizzatore un premio, come pure segno di riconoscimento. È la storia di Filippo Spagnoli, il montironese studente di Giurisprudenza, il quale sabato 7 aprile, dal palco dell’Istituto Astolfo Lunardi, è stato insignito dagli studenti dello stesso istituto del Premio Legalità, anzitutto perché “Con il suo lavoro e la sua espressione di alto spessore sociale e culturale ha contribuito a promuovere il senso di legalità e le regole”, come pure cita la targa a lui consegnata, ma anche per aver saputo coinvolgere ed emozionare gli studenti. Il tema trattato nel convegno da lui organizzato è stato, appunto, la legalità, e per l’occasione non ha mancato di invitare autorevoli ospiti di alto spessore giuridico, quali l’Avv. Sardi de Letto, il Presidente della Corte d’Appello di Brescia Dott. Castelli, il Presidente della Sezione Lavoro del Tribunale di Milano Dott. Atanasio, il Presidente della I Sezione Penale del Tribunale di Brescia Dott. Spanò, e il Dott. Dovere Consigliere della Corte di Cassazione. Se per gli studenti del Lunardi è stata la prima volta vedere un ragazzo così giovane impegnarsi profondamente nel mondo socio-culturale, per lui, Filippo Spagnoli, la prima volta è giunta 7 anni or sono quando, ancora minorenne, ha avviato il suo percorso costituendo prima l’associazione Brixia Iuvenis e, successivamente, la Pro Loco di Montirone. Chiuso nei ranghi delle associazioni, tuttavia, con la sua intraprendenza e la voglia di fare non era libero di realizzare i tanti eventi da lui pensati, così elaborò la scelta di operare da indipendente, per dare spazio a tutta la sua creatività. Da allora il suo impegno nella promozione culturale e valoriale si è evoluto, ed è passato anche attraverso la redazione di alcuni saggi scientifici. La vocazione verso la comunità e verso il bene comune stanno maturando in Spagnoli l’idea di intraprendere un percorso istituzionale, affinché «il tanto lavoro svolto sino ad ora – conclude Spagnoli – non sia vacuo, ma possa trovare uno spazio concreto, e che sia stimolato dalle istituzioni, così parto da qui, la mia realtà, Montirone».

“Frida Kahlo. OLTRE il MITO”

“Frida Kahlo. OLTRE il MITO”

Il Mudec – Museo delle Culture, ospita fino al 3 giugno 2018 la mostra “Frida Kahlo. Oltre il Mito”, a cura di Diego Sileo. Si tratta di un’importante retrospettiva su Frida Kahlo, frutto di sei anni di studi e ricerca volti a regalare una nuova chiave di lettura dell’artista messicana più amata al mondo.

“La leggenda che si è creata attorno alla vita di Frida Kahlo è spesso servita solo a offuscare l’effettiva conoscenza della sua poetica”. Così il curatore Diego Sileo spiega il motivo alla base dell’ennesima mostra su Frida Kahlo. Inutile negarlo: negli ultimi anni di kermesse in suo onore ne sono state fatte tante, forse troppe. Al punto di ingigantire in maniera morbosa le vicissitudini che hanno caratterizzato la vita dell’artista e che ogni appassionato d’arte conosce come un mantra. La relazione con Diego Rivera. L’incidente che le cambiò la vita. Il desiderio viscerale di diventare madre. Frida Kahlo, è bene dirlo, non è stata solo “personaggio”: si è resa protagonista di una consistente produzione artistica, in cui emergono senza dubbio i suoi turbamenti privati. Questi vanno accostati, però, a elementi riconducibili al suo amore patriottico per il Messico e all’insieme dei simboli utilizzati, che rendono la sua arte surreale in maniera unica e squisita. Colori caldi e volti di donna, vegetazioni rigogliose e un universo declinato in attente pennellate sono i veri spunti da celebrare. Il suo amore per la vita – e non i passi dolenti che ha dovuto affrontare a più riprese – deve essere la risposta ultima a una domanda non banale: “Chi è stata Frida Kahlo?”. Diego Sielo conclude sei anni di ricerca con una rassegna che tocca i punti cardine del lavoro dell’artista, proponendo una nuova interpretazione della sua attività pittorica, e andando al di là della semplice biografia. Protagonista indiscusso è certamente l’essere donna, traducibile in un corpo irrimediabilmente sacrificale e politico, che si pone come baluardo d’uguaglianza nei confronti del mondo e delle sue ingiustizie. Questo stesso corpo lotta, s’immerge nella natura, sogna e assume valenze espiatorie e catartiche, ha una relazione osmotica con ciò che lo circonda e si fa baluardo di valori morali strenuamente difesi. Si denota la forte componente politica che sta alla base di tutto il lavoro artistico di Frida Kahlo e, infatti, lo stato di mobilitazione civile del Messico postrivoluzionario amplifica la ripercussione della sua produzione. Immagini congiunte sono l’elemento tangibile di un gusto che va oltre i paradigmi estetici. Questo perché il sentimento di emergenza, la matrice storica e la forte componente culturale caratterizzano in modo consistente la quotidianità della pittrice, Il percorso espositvo è composto da un centianio di opere (molte delle quali inedite in Italia), diviso in quattro sezioni: Donna, Terra, Politica e Dolore. Perché, se da un lato non bisogna fare in modo che il dramma sovrasti la poetica, è anche vero che il dramma esiste, è presente, e non può essere ignorato. Da questo equilibrio formale e tematico, emerge un ritratto intimo di Frida Kahlo, coerente nonostante le apparenti contraddizioni. Uno sguardo sentito, partecipe ed emozionante, che può rispondere alla domanda che non abbandonerà mai l’ombra di una donna divenuta icona.

Gigola Bottega di Sapori

Gigola Bottega di Sapori

La Gastronomia Gigola era una piccola bottega con prodotti selezionati ed una buona cucina, con una modesta varietà di pietanze pronte. Da allora ad oggi di passi in avanti ne sono stati fatti, a partire dall’organico: ha aperto le danze Mara (responsabile della cucina) subentrando nella vecchia gestione e, in seguito, sono arrivati Alberto (responsabile del reparto salumi e macelleria nonchè esperto di risotti), Alessandro (specializzato nel settore dolci e lievitati-pizze e focacce) e Nataly (valido braccio destro di Mara). Grazie a questo team affiatato è stato possibile ampliare notevolmente la gamma di pietanze, soddisfando le svariate richieste della clientela, sempre più esigente. La vera svolta nell’attività Gigola è avvenuta circa 5 anni fa con l’ampliamento del locale e il conseguente aumento dei servizi resi al cliente: servizio catering, chef a domicilio, consegna a domicilio delle spese. L’attività della Gastronomia Gigola si fonda sulla costante ricerca ed utilizzo di materie prime e prodotti di altissima qualità; selezione di sola carne italiana (fassona piemontese), una vasta varietà di formaggi e salumi del territorio e non, farine macinate a pietra e utilizzo di lievito madre e una cantina di vini adatta ad ogni esigenza. La forza di Gastronomia Gigola è la cucina, aperta dalla mattina fino all’orario di chiusura del negozio, così da poter soddisfare qualsiasi richiesta, anche dell’ultimo minuto, del cliente più esigente. Ma le sorprese non finiscono qui, seguite la loro pagina Facebook “Gastronomia Gigola” e ne vedrete delle belle!

Il lavoro OGGI

Una volta terminato il ciclo degli studi, per ogni giovane si pone il problema di trovare un posto di lavoro. Trovare un lavoro, nei giorni nostri, non è così semplice.

Molte volte, si trova un lavoro che non è adeguato al titolo di studio conseguito, altre volte, invece, dopo aver fatto molti anni di praticantato e aver partecipato a più concorsi, si riesce a svolgere il lavoro desiderato. C’è anche il problema delle aziende, molto numerose in Italia, che assumono sempre più spesso a tempo determinato. Se il datore di lavoro non vuole più rinnovare il contratto, per qualsiasi motivo, il giovane si trova disoccupato, e quindi deve trovare al più presto un’altra occupazione, che magari è di nuovo a tempo determinato. Questo è il problema del lavoro precario, che non tocca soltanto i “primi lavoratori”, ma anche gli adulti. Molto influente è anche la questione degli anziani che, raggiunta l’età pensionabile, continuano a lavorare, perché impossibilitati a vivere solo con la pensione: tolgono così lo spazio ai giovani che hanno differenti esigenze economiche. Inoltre, la maggior parte dei giovani di oggi non si accontenta più come una volta di svolgere lavori manuali, come per esempio l’operaio o l’agricoltore, e quindi molto spesso queste attività vengono svolte da persone extra-comunitarie, che li privano del posto di lavoro. Oltre a queste difficoltà, c’è anche il problema della vita sociale e famigliare. Vi è poi il costo della vita è talmente alto da non permettere ai giovani di vivere autonomamente, e quindi di crearsi in futuro una famiglia; le spese per il mantenimento di un figlio, come le cure mediche, il mangiare, i vestiti, la scuola ecc., sono molto elevate. Questo, in parte, è anche uno dei motivi per il quale in Italia ci sono meno giovani che anziani, che gravano economicamente sullo Stato: per cui, si crea un circolo vizioso da cui è molto difficile uscirne. Questo può causare nel giovane una situazione di disagio, che spesso i genitori, distratti dal loro lavoro o da altre preoccupazioni, non riesce a cogliere. Queste circostanze possono portare i giovani ad avere problemi alimentari, come l’anoressia e la bulimia, problemi con la droga e sfociare in veri stati di depressione.

Nessuno vuole essere ROBIN

Questa canzone come ha spiegato Cremonini, è un flusso di coscienza personale, mi è esplosa tra le mani come una detonazione ininterrotta dall’inizio alla fine del brano.

L’imbarazzo di una supplica, il timore di mostrarsi fragili, un cane che diventa più un compagno, sono alcuni dei segni strategicidi questo brano è porta a riflessioni universali. Come dice lo stesso Cremonini, riflettere “contraddizioni di un’epoca in cui la legittima ricerca di sicurezza e di benessere personale coincide con la paura e la sfiducia nel prossimo” Utilizza i temi della maschera ,della solitudine, dell’inadeguatezza di un uomo schiacciato dall’ ostentazione di sè imposta dal copione della società.

Riflessioni sulla società post-moderna

“Tutti col numero dieci sulla schiena, e poi sbagliano i rigori”, recita uno dei versi più amati della canzone. “L’origine di questa intuizione è il mutismo generazionale che ci vede impacciato nel compiere il gesto più eroico: ammettere di non essere invincibili.”

Con Nessuno vuole essere Robin, Cesare Cremonini parla dei rapporti di coppia ,evidenziando il paradosso di un’epoca post-moderna. “Ancora sorprendente rispetto al passato, ma priva di straordinarietà nella routine del racconto quotidiano sui social network.”

Ed eccoci inesorabilmente al fatidico cambio dell’ armadio

Quasi nessuno possiede l’armadio ideale: nella vita di tutti i giorni siamo costrette a combattere con la mancanza di spazio per l’inevitabile tendenza all’accumulo, ai cambi di stagione.

Cogli l’occasione per aprire l’armadio e iniziare a eliminare; e se affrontare il cambio di stagione dell’armadio ti sembra noioso, prendila con un sorriso: metti la tua musica preferita e soprattutto prenditi tempo e vedilo come una sorta di cambiamento che sicuramente porterà vantaggi anche al tuo umore, una volta finito potrai dire “bene ora trovo tutto quello che mi serve.” Il modo giusto o comunque una tattica per poterlo fare in maniera mirata è quello di creare degli ottimi abbinamenti tenendo presente ai colori dei capi in tuo possesso la prossima volta che ti trovi di fronte ad un nuovo acquisto con abiti e accessori ben scelti potrai creare numerosi abbinamenti vincenti da indossare ogni giorno, per sentirti diversa… Con la minima spesa! Una volta svuotato l’armadio, separa in due mucchi tutto ciò che indossi e quello che proprio non ti sta non riesci a essere obiettiva? Questo è normale i vestiti che accumuliamo simboleggiano ricordi, sensazioni passate, esperienze, paure. Davanti alle ante aperte siamo di fronte a qualcosa di intimo uno spazio particolare dove passato e presente si incontrano il cambio di stagione può diventare un momento nel quale si può arrivare ad un rinnovo estetico e psicologico lasciando emergere nuovi aspetti di te stessa. Immagina la tua figura in maniera nuova e comincia a eliminare gli abiti che non ti fanno più sentire in sintonia con queste sensazioni: alleggerisciti da ciò che non ritieni più indispensabile, se proprio di quel particolare abito non ti riesce di farne a meno, ma non utilizzi da tanto per il sopraggiungere di altri, o perche’ impegnativo e quindi da usare in certe occasioni, con una semplice modifica, e creando nuovi mix con un foulard e la borsa giusta lo potrai sfruttare per nuove occasioni di tutti i giorni. La moda andrebbe presa e vissuta come espressione di sé. Certo, se per l’estate 2018 va di moda un certo tipo di colore, non c’è niente di male nel volersi comprare un abito di quella tonalità, ma non dobbiamo mai dimenticarci chi siamo ed esprimerlo, nel caso dell’abbigliamento, anche nel nostro look. Se amate i capi vintage, non importa se per quest’anno le riviste non lo considerano fashion, ciò che conta è sempre come ci si sente indossando quel maglione o quel pantalone: bisogna stare bene con se stessi e amarsi, esprimendo il proprio io, anche quello più estroso e particolare senza vergogna e senza preoccuparsi troppo di cosa vediamo sulle riviste di moda.

A questo punto largo agli indugi e via… Che ambio armadio sia!
Un abbraccio,Manuela

Il presidente Massetti: «Ora formazione 4.0 per sostenere occupazione e crescita»

L e nostre imprese stanno investendo nella digitalizzazione e nella robotica, ma ora il vero salto tocca non solo tecnologie e produzione, ma soprattutto alla formazione. Dopo aver evoluto hardware e software, ora bisogna impegnarsi con gli uomini e le donne che rendono grandi e competitive le nostre imprese. La formazione 4.0 sarà la necessità primaria per i prossimi cinque anni e una grande opportunità per inserire nel mondo del lavoro i giovani. Puntando su una formazione sempre più a misura d’azienda e attenta all’innovazione tecnologica. È quella che Confartigianato sostiene da sempre, in un binomio scuola – lavoro ancora oggi più simbiotico, se è vero, come elaborato dal nostro Osservatorio, che settori chiave come la meccanica, il tessile, la chimica, l’agroalimentare sono letteralmente a caccia di figure professionalizzate che sembrano invece latitare. Un paradosso, se consideriamo la drammatica percentuale di disoccupazione proprio tra i giovani da una parte, mentre non mancano dall’altra segnali di ripresa diffusa che rischia di essere vanificata dalla carenza di personale» commenta Eugenio Massetti, Presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia.

Anche per l’artigianato e le PMI il nuovo anno si è aperto infatti con segnali positivi, in particolare provenienti dal settore meccanico dove gli investimenti raggiungono la doppia cifra con un +10,1% nel 2017 e con previsioni positive anche per il 2018 (+5,4%). «Possiamo tornare a parlare di crescita e in questo quadro l’impresa a valore artigiano vede dopo tanto tempo la stabilità. Una parola che descrive una crescita costante e lineare, quella avvenuta nei quattro trimestri del 2017 nel comparto artigiano lombardo dove si registra una crescita annua che supera del doppio quella del 2016, e diffusa a quasi tutti i settori e le dimensioni d’impresa, con i dovuti distinguo ma in ogni caso con segni sempre positivi» prosegue il presidente Massetti. Una crescita che nasce dall’interno: gli ordinativi nazionali crescono, così come crescono gli investimenti, dando spinta e serenità a un comparto che vive per il 93,2% proprio dal mercato tra i confini. Nel quarto trimestre 2017 si registra infatti un’accelerazione tendenziale della crescita (+3,1%) associata ad un incremento congiunturale (+0,7%) e la crescita media annua risulta così pari a +2,6%, ben oltre la crescita media annua del 2016 (+1,2%). Crescono significativamente la siderurgia (+5,0%) e la meccanica (+4,9%), seguiti dai minerali non metalliferi (+3,5%). Poco sotto la media troviamo le manifatturiere varie e la gomma-plastica (+2,1%). Con incrementi meno intensi si segnalano il tessile (+1,2%) e l’abbigliamento (+0,4%). Il fatturato dell’artigianato cresce in media annua del 3,0% nel 2017 e del 3,9% rispetto allo stesso periodo del 2016. Anche per quanto concerne gli investimenti i risultati sono positivi. La quota di imprese artigiane che dichiara di aver fatto investimenti nel 2017 cresce (34%), come anche quella di chi prevede di fare investimenti il prossimo anno (28%). «In tutti questi anni avevamo confidato nella tenuta del tessuto dell’impresa diffusa lombarda. I dati che possiamo oggi commentare confermano questa nostra valutazione. Certo, oggi c’è bisogno di nuovo modo di fare impresa, ma è altrettanto certo che in questo nuovo modo di fare impresa resiste il cuore del “valore artigiano”, quella caratteristica distintiva delle nostre imprese che sintetizza creatività, manualità, tecnologia, personalizzazione» conclude il presidente di Confartigianato Eugenio Massetti.

Fiori australiani

I fiori australiani hanno una tradizione antica: gli Aborigeni australiani hanno sempre utilizzato i Fiori per trattare i disagi o gli squilibri emozionali, cosí come avveniva nell’antico Egitto, in India, Asia e Sud America.

L’uso delle Essenze Floreali ha conosciuto una lunga tradizione fino a divenire molto popolare nell’Europa dell’epoca medioevale. I fiori australiani vengono scoperti e sviluppati grazie a Ian White, ultimo di cinque generazioni di psicologi e biologi Terapeuti. Attraverso la sua profonda esperienza e conoscenza, ha potuto indicargli le numerose proprietà benefiche di piante e fiori. Grazie a Lei, Ian ha sviluppato un profondo rispetto per la Natura, che gli è servito per diventare pioniere e operatore impegnato nella ricerca delle qualità più rare e riequilibranti delle piante del continente australiano. L’Australia possiede le più antiche specie ed il più alto numero di fiori di eccezionale bellezza e forza. In aggiunta, si tratta di un continente incontaminato, carico di antica energia. Dopo la morte di Edward Bach, è stata effettuata pochissima ricerca nel campo della floriterapia, si pensava che il Dott. Bach avesse concluso un tema. Ma oggi abbiamo scoperto che il pioniere della floriterapia non aveva rivolto i suoi studi ad aree quali la sessualità, la comunicazione, la creatività, lo stress, il bullismo, la sindrome da deficit di attenzione e iperattività, argomenti di grande rilevanza per la società contemporanea. I fiori australiani sono 69, agiscono velocemente e in profondità, ripristinando l’equilibrio psico-emozionale che a volte perdiamo, a causa della vita frenetica e nei periodi di grandi cambiamenti. I fiori australiani sono di sostegno dopo grandi dispiaceri e sono un valido aiuto nei percorsi di crescita personale. Sia Bach che Ian White, partono dallo stesso concetto di base, cioè tenendo sempre a mente il legame tra psiche e corpo. I fiori di bach come i fiori australiani, funzionano come una sorta di catalizzatore che ripristina il contatto tra l’anima e la personalità, e la dove dominavano disarmonia e sentimenti negativi, torna a fluire nuovamente la vita e l’equilibrio. La malattia appare quando la personalità non è in sintonia con il sé superiore, di cui non percepisce, fraintende o non vuole riconoscere i messaggi. Quando possiamo ricorrere alla floriterapia? Soprattutto nella patologie croniche con forte componente psicosomatica (dermatite atopica, asma bronchiale, recidive influenzali, alopecia), nei comportamenti aggressivi o eccessivamente introversi, nella mancanza di fiducia in sé stessi e negli altri, in vasi di depressione, e nella sindrome di iperattività..

Johannes Willem Vincent Van Gogh. Tre nomi per un solo genio

Johannes Willem Vincent Van Gogh, pittore olandese, autore di quasi novecento quadri e mille disegni oltre a schizzi e imitazioni di disegni di influenza giapponese.

Van Gogh venne fuori dopo l’avvento del Simbolismo quando l’artista sente il bisogno di tirar fuori il suo mondo interiore. Iniziò a pitturare da bambino nonostante le pressioni del padre pastore protestante che gli imponeva norme rigide. I suoi soggetti consistevano in autoritratti, paesaggi, nature morte, campi di grano e cipressi. La sua formazione si deve ai pittori di Barbisan e al messaggio sociale di Jean– Francois Millet. Per capire Van Gogh dobbiamo rifarci alle sue oltre seicento lettere e quaranta di Theo, dove si parla di arte, delle sue teorie pittoriche, del suo sentire, delle sue giornate. Nelle sue lettere parlava e commentava le sue opere. Scrisse lettere anche a Van Rappard, Emile Bernard e alla sorella Wil. Le lettere furono pubblicate per la prima volta dalla vedova di Theo, Johanna Van Gogh – Bonger . Nasce nel 1853 a Groot (Zundert, villaggio del Brabante), da Theodorus Van Gogh, sposato con Cornelia Corbentus. Nel 1873 ebbe una delusione amorosa per Eugene Loyer, figlia della padrona dove alloggiava, già fidanzata. Questo fatto lo portò alla depressione, a trascurare il suo lavoro. Ormai scontento e insoddisfatto va in Inghilterra ad insegnare a Isleworth e sempre qui pronunciò il suo primo sermone ispirato, influenzato dalla chiesa metodista. Desiderava il ritorno a valori francescani e paolini diviso da malinconia, costrizione, mal d’amore e umiltà. In queste parole si trovava racchiuso il pensiero di Van Gogh amante dell’arte ma sempre alla ricerca di una religiosità francescana autentica.

A Londra conobbe le opere di Millet, che lo influenzò molto, Corot, Rembrandt. Intanto nel 1881 incontrò la pittura che gli permise di tramandare il suo messaggio evangelico con essa. Van Gogh produrrà Natura morta con boccale di birra e frutta, Natura morta con zoccoli. A Neunen tenne lezioni di pittura ed elabora il capolavoro del periodo olandese I mangiatori di patate e Natura morta con Bibbia, nato dopo la morte del padre a causa dei continui e forti litigi con il figlio. Il desiderio di conoscere il Mezzogiorno, lo portò ad Arles nel 1888. Qui preso dall’entusiasmo, dalla luce, dal luogo produsse duecento dipinti e cento altre opere tra disegni ed acquerelli da ricordare: La sedia di Van Gogh (1888), la camera di Vincent ad Arles (1888), il caffè di notte (1888), terrazza del caffè la sera, Place du Forum, Arles, Notte stellata sul Rodano (1888), la serie dei Girasoli. Entusiasmo, gioia di vivere, ottimismo lo portò a teorizzare una comunità di pittori solidali tra loro. Pensò a Bernard, a Gauguin che riuscì a convincere grazie a Theo, tramite la scelta del luogo pieno di sole e il desiderio di andare in Martinica. Il tempo passava fino ad arrivare alla sera del 27 luglio 1890, una domenica dopo essere uscito per dipingere i suoi quadri nelle campagne si sparò, rientrò sofferente e si rifugiò in camera. A Raveux, che non lo vede rientrare, confessò di essersi sparato. Morì il 29 luglio 1890 dopo una vita tormentata piena di domande senza risposta, bruciata velocemente. La sua arte e lui da lì a poco arrivò al successo grazie alla moglie di Theo. Van Gogh morirà povero da vero pittore vendendo un solo quadro in vita.