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Gigola Bottega di Sapori

Gigola Bottega di Sapori

La Gastronomia Gigola era una piccola bottega con prodotti selezionati ed una buona cucina, con una modesta varietà di pietanze pronte. Da allora ad oggi di passi in avanti ne sono stati fatti, a partire dall’organico: ha aperto le danze Mara (responsabile della cucina) subentrando nella vecchia gestione e, in seguito, sono arrivati Alberto (responsabile del reparto salumi e macelleria nonchè esperto di risotti), Alessandro (specializzato nel settore dolci e lievitati-pizze e focacce) e Nataly (valido braccio destro di Mara). Grazie a questo team affiatato è stato possibile ampliare notevolmente la gamma di pietanze, soddisfando le svariate richieste della clientela, sempre più esigente. La vera svolta nell’attività Gigola è avvenuta circa 5 anni fa con l’ampliamento del locale e il conseguente aumento dei servizi resi al cliente: servizio catering, chef a domicilio, consegna a domicilio delle spese. L’attività della Gastronomia Gigola si fonda sulla costante ricerca ed utilizzo di materie prime e prodotti di altissima qualità; selezione di sola carne italiana (fassona piemontese), una vasta varietà di formaggi e salumi del territorio e non, farine macinate a pietra e utilizzo di lievito madre e una cantina di vini adatta ad ogni esigenza. La forza di Gastronomia Gigola è la cucina, aperta dalla mattina fino all’orario di chiusura del negozio, così da poter soddisfare qualsiasi richiesta, anche dell’ultimo minuto, del cliente più esigente. Ma le sorprese non finiscono qui, seguite la loro pagina Facebook “Gastronomia Gigola” e ne vedrete delle belle!

Il lavoro OGGI

Una volta terminato il ciclo degli studi, per ogni giovane si pone il problema di trovare un posto di lavoro. Trovare un lavoro, nei giorni nostri, non è così semplice.

Molte volte, si trova un lavoro che non è adeguato al titolo di studio conseguito, altre volte, invece, dopo aver fatto molti anni di praticantato e aver partecipato a più concorsi, si riesce a svolgere il lavoro desiderato. C’è anche il problema delle aziende, molto numerose in Italia, che assumono sempre più spesso a tempo determinato. Se il datore di lavoro non vuole più rinnovare il contratto, per qualsiasi motivo, il giovane si trova disoccupato, e quindi deve trovare al più presto un’altra occupazione, che magari è di nuovo a tempo determinato. Questo è il problema del lavoro precario, che non tocca soltanto i “primi lavoratori”, ma anche gli adulti. Molto influente è anche la questione degli anziani che, raggiunta l’età pensionabile, continuano a lavorare, perché impossibilitati a vivere solo con la pensione: tolgono così lo spazio ai giovani che hanno differenti esigenze economiche. Inoltre, la maggior parte dei giovani di oggi non si accontenta più come una volta di svolgere lavori manuali, come per esempio l’operaio o l’agricoltore, e quindi molto spesso queste attività vengono svolte da persone extra-comunitarie, che li privano del posto di lavoro. Oltre a queste difficoltà, c’è anche il problema della vita sociale e famigliare. Vi è poi il costo della vita è talmente alto da non permettere ai giovani di vivere autonomamente, e quindi di crearsi in futuro una famiglia; le spese per il mantenimento di un figlio, come le cure mediche, il mangiare, i vestiti, la scuola ecc., sono molto elevate. Questo, in parte, è anche uno dei motivi per il quale in Italia ci sono meno giovani che anziani, che gravano economicamente sullo Stato: per cui, si crea un circolo vizioso da cui è molto difficile uscirne. Questo può causare nel giovane una situazione di disagio, che spesso i genitori, distratti dal loro lavoro o da altre preoccupazioni, non riesce a cogliere. Queste circostanze possono portare i giovani ad avere problemi alimentari, come l’anoressia e la bulimia, problemi con la droga e sfociare in veri stati di depressione.

Nessuno vuole essere ROBIN

Questa canzone come ha spiegato Cremonini, è un flusso di coscienza personale, mi è esplosa tra le mani come una detonazione ininterrotta dall’inizio alla fine del brano.

L’imbarazzo di una supplica, il timore di mostrarsi fragili, un cane che diventa più un compagno, sono alcuni dei segni strategicidi questo brano è porta a riflessioni universali. Come dice lo stesso Cremonini, riflettere “contraddizioni di un’epoca in cui la legittima ricerca di sicurezza e di benessere personale coincide con la paura e la sfiducia nel prossimo” Utilizza i temi della maschera ,della solitudine, dell’inadeguatezza di un uomo schiacciato dall’ ostentazione di sè imposta dal copione della società.

Riflessioni sulla società post-moderna

“Tutti col numero dieci sulla schiena, e poi sbagliano i rigori”, recita uno dei versi più amati della canzone. “L’origine di questa intuizione è il mutismo generazionale che ci vede impacciato nel compiere il gesto più eroico: ammettere di non essere invincibili.”

Con Nessuno vuole essere Robin, Cesare Cremonini parla dei rapporti di coppia ,evidenziando il paradosso di un’epoca post-moderna. “Ancora sorprendente rispetto al passato, ma priva di straordinarietà nella routine del racconto quotidiano sui social network.”

Ed eccoci inesorabilmente al fatidico cambio dell’ armadio

Quasi nessuno possiede l’armadio ideale: nella vita di tutti i giorni siamo costrette a combattere con la mancanza di spazio per l’inevitabile tendenza all’accumulo, ai cambi di stagione.

Cogli l’occasione per aprire l’armadio e iniziare a eliminare; e se affrontare il cambio di stagione dell’armadio ti sembra noioso, prendila con un sorriso: metti la tua musica preferita e soprattutto prenditi tempo e vedilo come una sorta di cambiamento che sicuramente porterà vantaggi anche al tuo umore, una volta finito potrai dire “bene ora trovo tutto quello che mi serve.” Il modo giusto o comunque una tattica per poterlo fare in maniera mirata è quello di creare degli ottimi abbinamenti tenendo presente ai colori dei capi in tuo possesso la prossima volta che ti trovi di fronte ad un nuovo acquisto con abiti e accessori ben scelti potrai creare numerosi abbinamenti vincenti da indossare ogni giorno, per sentirti diversa… Con la minima spesa! Una volta svuotato l’armadio, separa in due mucchi tutto ciò che indossi e quello che proprio non ti sta non riesci a essere obiettiva? Questo è normale i vestiti che accumuliamo simboleggiano ricordi, sensazioni passate, esperienze, paure. Davanti alle ante aperte siamo di fronte a qualcosa di intimo uno spazio particolare dove passato e presente si incontrano il cambio di stagione può diventare un momento nel quale si può arrivare ad un rinnovo estetico e psicologico lasciando emergere nuovi aspetti di te stessa. Immagina la tua figura in maniera nuova e comincia a eliminare gli abiti che non ti fanno più sentire in sintonia con queste sensazioni: alleggerisciti da ciò che non ritieni più indispensabile, se proprio di quel particolare abito non ti riesce di farne a meno, ma non utilizzi da tanto per il sopraggiungere di altri, o perche’ impegnativo e quindi da usare in certe occasioni, con una semplice modifica, e creando nuovi mix con un foulard e la borsa giusta lo potrai sfruttare per nuove occasioni di tutti i giorni. La moda andrebbe presa e vissuta come espressione di sé. Certo, se per l’estate 2018 va di moda un certo tipo di colore, non c’è niente di male nel volersi comprare un abito di quella tonalità, ma non dobbiamo mai dimenticarci chi siamo ed esprimerlo, nel caso dell’abbigliamento, anche nel nostro look. Se amate i capi vintage, non importa se per quest’anno le riviste non lo considerano fashion, ciò che conta è sempre come ci si sente indossando quel maglione o quel pantalone: bisogna stare bene con se stessi e amarsi, esprimendo il proprio io, anche quello più estroso e particolare senza vergogna e senza preoccuparsi troppo di cosa vediamo sulle riviste di moda.

A questo punto largo agli indugi e via… Che ambio armadio sia!
Un abbraccio,Manuela

Il presidente Massetti: «Ora formazione 4.0 per sostenere occupazione e crescita»

L e nostre imprese stanno investendo nella digitalizzazione e nella robotica, ma ora il vero salto tocca non solo tecnologie e produzione, ma soprattutto alla formazione. Dopo aver evoluto hardware e software, ora bisogna impegnarsi con gli uomini e le donne che rendono grandi e competitive le nostre imprese. La formazione 4.0 sarà la necessità primaria per i prossimi cinque anni e una grande opportunità per inserire nel mondo del lavoro i giovani. Puntando su una formazione sempre più a misura d’azienda e attenta all’innovazione tecnologica. È quella che Confartigianato sostiene da sempre, in un binomio scuola – lavoro ancora oggi più simbiotico, se è vero, come elaborato dal nostro Osservatorio, che settori chiave come la meccanica, il tessile, la chimica, l’agroalimentare sono letteralmente a caccia di figure professionalizzate che sembrano invece latitare. Un paradosso, se consideriamo la drammatica percentuale di disoccupazione proprio tra i giovani da una parte, mentre non mancano dall’altra segnali di ripresa diffusa che rischia di essere vanificata dalla carenza di personale» commenta Eugenio Massetti, Presidente di Confartigianato Brescia e Lombardia.

Anche per l’artigianato e le PMI il nuovo anno si è aperto infatti con segnali positivi, in particolare provenienti dal settore meccanico dove gli investimenti raggiungono la doppia cifra con un +10,1% nel 2017 e con previsioni positive anche per il 2018 (+5,4%). «Possiamo tornare a parlare di crescita e in questo quadro l’impresa a valore artigiano vede dopo tanto tempo la stabilità. Una parola che descrive una crescita costante e lineare, quella avvenuta nei quattro trimestri del 2017 nel comparto artigiano lombardo dove si registra una crescita annua che supera del doppio quella del 2016, e diffusa a quasi tutti i settori e le dimensioni d’impresa, con i dovuti distinguo ma in ogni caso con segni sempre positivi» prosegue il presidente Massetti. Una crescita che nasce dall’interno: gli ordinativi nazionali crescono, così come crescono gli investimenti, dando spinta e serenità a un comparto che vive per il 93,2% proprio dal mercato tra i confini. Nel quarto trimestre 2017 si registra infatti un’accelerazione tendenziale della crescita (+3,1%) associata ad un incremento congiunturale (+0,7%) e la crescita media annua risulta così pari a +2,6%, ben oltre la crescita media annua del 2016 (+1,2%). Crescono significativamente la siderurgia (+5,0%) e la meccanica (+4,9%), seguiti dai minerali non metalliferi (+3,5%). Poco sotto la media troviamo le manifatturiere varie e la gomma-plastica (+2,1%). Con incrementi meno intensi si segnalano il tessile (+1,2%) e l’abbigliamento (+0,4%). Il fatturato dell’artigianato cresce in media annua del 3,0% nel 2017 e del 3,9% rispetto allo stesso periodo del 2016. Anche per quanto concerne gli investimenti i risultati sono positivi. La quota di imprese artigiane che dichiara di aver fatto investimenti nel 2017 cresce (34%), come anche quella di chi prevede di fare investimenti il prossimo anno (28%). «In tutti questi anni avevamo confidato nella tenuta del tessuto dell’impresa diffusa lombarda. I dati che possiamo oggi commentare confermano questa nostra valutazione. Certo, oggi c’è bisogno di nuovo modo di fare impresa, ma è altrettanto certo che in questo nuovo modo di fare impresa resiste il cuore del “valore artigiano”, quella caratteristica distintiva delle nostre imprese che sintetizza creatività, manualità, tecnologia, personalizzazione» conclude il presidente di Confartigianato Eugenio Massetti.