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Come i social network hanno cambiato il nostro modo di COMUNICARE

I social network possono davvero influenzare milioni di persone? Sicuramente è il media più potente al mondo.

Alcune persone interagiscono nei social network in internet centinaia di volte in una giornata. Alcuni addirittura preferiscono comunicare attraverso questo nuovo canale che in un modo più convenzionale, cioè attraverso la parola. Inoltre, e non c’è alcun dubbio affermarlo, il social network è il nuovo viatico per fare amicizie e coinvolgere le persone. Ma qua è doveroso fare un chiarimento, nonostante nell’epoca di internet chiunque può avere un profilo su un social network, è anche vero che non tutti conoscono l’influenza che un social media ha sulle persone. In pratica ciò che conta non è soltanto esserci, ma avere un qualcosa da dire per persuadere la massa. In termini tecnici questo concetto è definito come ‘’Content King’’ una parola che significa che sono i contenuti che la fanno da padrone, non solo sul web, ma anche sugli utenti. Condividere un sito, un link o addirittura un tuo pensiero su Twitter o Facebook (citando i 2 social network più famosi), può coinvolgere centinaia di persone a te sconosciute. Ecco perché non è sbagliato affermare che i social network hanno cambiato il modo di comunicare tra la gente e che ormai stanno influenzando il modo di agire e i comportamenti tra gli utenti nel mondo reale. Una sorta di massa che si sposta automaticamente con il flusso delle azioni del social network, ma che diventa particolarmente potente quando dal web si trasporta nella vita reale. L’uomo è un animale abbastanza prevedibile, ma se viene stimolato da un messaggio, in questo caso dall’onda virale di un social media, può all’improvviso cambiare le sue abitudini. Praticamente più una persona rimane in contatto con un’altra cosa su questa terra, tanto più sarà influenzata, così i social network stanno facendo con la nostra vita. Ciò che bisogna capire è che il social network è stato creato come una rete sociale per connettere delle persone affini a legami sociali. Con il tempo è diventato anche un canale fatto per comunicare ad un pubblico di massa, proprio come lo sono stati i media “tradizionali” quali la televisione, radio e giornali. Ma la differenza più marcata tra il vecchio e il nuovo è questa: la comunicazione è interattiva, più similare a una vera e propria conversazione tra due o più persone. In pratica, un rapporto completamente diverso da quello che si ha attraverso la stampa o altri mezzi come i telegiornali. Nei social network le persone non sono vincolate come a leggere un giornale, gli utenti hanno la facoltà di partecipare e interagire attivamente a una discussione, dove posso lasciare commenti istantanei. È come se fosse un punto sospeso tra il mondo reale e quello digitale.

Ormai è un dato di fatto, il social network è diventato uno degli strumenti più potenti al mondo a 360 gradi che rifluisce dal mondo digitale a quello reale.

Alla prossima, Emanuele Zarcone

Goodbye winter, Hello SPRING

Dopo il freddo dell’inverno la primavera ci riscalda

Nell’aria c’è un profumo nuovo: è arrivata la primavera! Un semplice sguardo alla natura stessa ha un effetto molto positivo sull’umore e anche il pessimismo dei mesi invernali sarà presto dimenticato.

Mi piace la primavera, quando il sole esce dal suo letargo invernale e splende radioso e deciso nel cielo, proiettandoci verso la calda estate. Le giornate si allungano e invogliano alla socievolezza, nessuno sembra più aver voglia di starsene rintanato nel salotto di casa a guardare la televisione, il bisogno di muoversi e vivere senza impegni va oltre i doveri. Ed ecco che prevale il desiderio di uscire di casa assaporare i primi gelati, andarsene a zonzo e fare lunghe escursioni in bicicletta, allontanandosi dalla città con i suoi spazi chiusi per trovarsi così all’aria aperta tra gli alberi che sono pieni di fiori ed i prati che sembrano tappeti colorati come arcobaleni, con il cielo illuminato di un azzurro acceso che rende la luce più intensa e fa stare più allegri. Si comincia ad assaporare un tepore così piacevole con quel primo sole che riscalda la pelle ed invoglia a scoprirsi, il corpo tende ad assecondare il ritmo della luce, visto che le giornate si allungano e il sole tramonta più tardi, l’organismo si riattiva, come pure la muscolatura intorpidita dal freddo invernale. Ma per dare il giusto benvenuto alla primavera (21 Marzo – 21 Giugno) attenzione ai malanni di stagione che sono sempre in agguato, perchè si dice che…

“Marzo pazzerello guarda il sole
e prendi l’ombrello,
Per tutto aprile non ti scoprire,
Di maggio non ti fidare,
Di giugno fai quel che ti pare”

In attesa dell’estate.
Un abbraccio manuela

Il CULTO degli ANIMALI

L’infinito politeismo delle divinità egizia, conduce in realtà ad un atto di creazione da parte di un dio supremo. Questo porta ad un mondo complesso nelle sue sfacettature, nel quale operano i principi universali necessari per mantenere un equilibrio. Gli animali rappresentavano per gli Egizi, l’espressione di specifici principi divini (neter-w) o di funzioni.

L ’accostamento a questo o quell’animale, era sovente legato alle caratteristiche dell’animale stesso, il leone per rappresentare la forza, la femmina incinta dell’ippopotamo, la maternità, la cicogna l’anima migrante, ma non sempre è così evidente, ed in alcuni casi l’accostamento all’animale (ad esempio il babbuino) non è chiaro. Molti animali ritenuti sacri, erano ospitati in recinti, dove venivano premurosamente accuditi. Il gatto assurse a vera e propria divinità, nelle vesti di Bastet, dea della gioia e stimolatrice dell’amore e della sessualità. Era molto rispettato, anche per la sua abilità nel tenere lontano i roditori dai silos di grano, ed evitare così le carestie, in ogni caso non arrivò mai ad avere la confidenza dei nostri felini domestici e rimase sempre in uno stato semiselvatico. L’animale nei disegni e nelle sculture, poteva essere rappresentato come appariva in natura, ma spesso venivano raffigurate divinità antropomorfe con la testa di animale, tipici il caso di Anubi, divinità con la testa di sciacallo o Horus con la testa di falco. Esistevano altresì animali strettamente collegati con il concetto della risurrezione o della capacità rigenerativa, come ad esempio lo scarabeo kheper, animale stercoraro, che veniva collocato sotto forma di amuleto nelle bende delle mummie. In altri casi ancora, venivano rappresentati animali non esistenti in natura, quali le divinità canine accucciate rinvenute nella tomba di Tut Ank Amon, con il muso appuntito e grandi orecchie, vagamente ricordanti un levriero o Hammit, l’essere immondo con la testa di coccodrillo, ed il corpo di ippopotamo, che nella Sala della Bilancia, assisteva alla pesatura del cuore del giustificato, mangiandolo e condannando all’oblio il defunto, se questi non era ritenuto degno di accedere alla Duat od Oltretomba. Gli animali infine, facevano parte delle tradizionali formule di offerte del defunto, riscontrabili nelle steli e nei sarcofagi, ed insieme a pani, birra, abiti, pietre di alabastro, era d’uso offrire agli dei, pesci, buoi, ed uccelli.

Palazzo Martinengo il collezionismo di due secoli

La rassegna, visitabile fino al 10 giugno 2018, si presenta come uno sguardo intim o nelle case dei bresciani. Si nota la mano esperta di Davide Dotti, curatore della mostra, che crea un fitto dialogo tra capolavori. Narrazione che non si esaurisce all’interno del singolo quadro, ma che si collega in un magistrale riassunto dell’arte italiana – in particolare bresciana – dagli inizi dell’Ottocento fino agli anni Sessanta del secolo scorso. Si parte dal Neoclassicismo, vivido in dettagli (quali l’abbigliamento, le rovine antiche, la questione dei sepolcri) che si mischiano a lontane vedute di Brescia. Una ghirlanda di sensazioni che porta alla sala successiva, dove Angelo Inganni, artista per eccellenza della Leonessa, cattura l’essenza di una città in vedute ricche di rara sensibilità. Ci si sposta ideologicamente dall’Italia a Parigi, per immergersi nella Belle Epoque, che fece di De Nittis, Zandomeneghi e Boldini i suoi artisti prediletti. Il femminino invade le tele dei maestri con rappresentazioni di donne seducenti e misteriose. Il “trittico” che si compone è una ricerca della perfeziona femminile, dove figure sinuose danno le spalle agli occhi del pubblico. È questo il trait d’union dei tre capolavori: i volti si celano per lasciar spazio a qualcos’altro, un segreto racchiuso in pennellate d’indescrivibile bellezza e nascosto oltre l’opera, impossibile da raggiungere. Il tempo passa, le luci dorate di una Parigi visitabile in sogno lasciano spazio al Futurismo. Boccioni, Depero, Balla e molti altri s’inchinano di fronte agli altari di velocità, tecnica e futuro, schiacciando quella vena malinconica che caratterizzava l’800 appena concluso. Colori vigorosi e un dinamismo protratto all’inverosimile si alternano alla metafisica di Giorgio De Chirico e Alberto Savinio, i quali cercano spunti capaci di andare oltre ciò che è tangibile. È della ricerca dell’ignoto che i fratelli De Chirico fanno la propria missione, oltrepassando i limiti dell’immaginazione. Morandi, per contrasto, si fa autore del “ritorno all’ordine” voluto dal Regime nel Ventennio, pur mantenendo una grande raffinatezza nel dipingere le sue nature morte. Gli anni del Novecento scorrono veloci, per giungere al capolavoro più affascinante: “Natura morta con testa di toro” di Pablo Picasso. Opera nata in un momento difficile per l’artista, complessa e ricca di dettagli per definizione, si compone di figure geometriche, sintomo di un progressivo abbandono della figurazione. L’ultima sezione è dedicata all’Arte Informale: Lucio Fontana e Piero Manzoni sono i due interpreti di una nuova corrente, destinata a cambiare per sempre la concezione di bellezza nell’arte contemporanea.

Addio scheda carburante

Se fino ad oggi i contribuenti passivi IVA hanno compilato la scheda carburante ai fini di beneficiare della deduzione del costo della benzina e per poter detrarre l’IVA, a partire dal 1° luglio 2018 non sarà più necessario.

Dopo circa 40 anni di onorato servizio la scheda carburante va quindi in pensione e passa il testimone alla fattura elettronica: gli acquisti di carburante per autotrazione effettuati presso gli impianti stradali di distribuzione da parte di soggetti passivi IVA dovranno essere documentati con la fattura elettronica. La finalità del passaggio da scheda carburante a fatturazione elettronica è ben chiara. Essa rientra nell’ambito del contrasto alle frodi IVA su idrocarburi e carburanti. E’ infatti nota la criticità connessa alla diffusa disinvoltura compilativa, dovuta a timbrature compulsive, delle schede carburante che da tempo ha attirato l’attenzione dell’Amministrazione finanziaria. Dato che la scheda carburante è un documento assimilato alla fattura, le indagini del Fisco hanno nel tempo condotto a contestare ai contribuenti la falsità materiale del documento, con ripercussioni anche in ambito penale a causa del “gonfiamento” di quei costi che certificano operazioni economiche oggettivamente inesistenti per sovrafatturazione. La notizia lieta per i contribuenti è la fine dell’ansia burocratica nel dover compilare queste schede, per evitare contestazioni, con maggiore precisione di un testamento olografo. Infatti, la detrazione dell’IVA relativa al carburante e la deduzione dei costi sono da sempre subordinate ad una loro sottoscrizione e completa compilazione in ogni loro parte, nonché alla presenza di tutti i dati idonei ad identificare chilometraggi percorsi, veicolo e dati del gestore del distributore. A seguito di tale nuova impostazione vengono conseguentemente modificate anche le regole fiscali che governano tali operazioni sia sotto il profilo delle imposte dirette sia con riferimento alla disciplina dell’IVA. In sostanza, per ottenere la deducibilità del costo e la detraibilità dell’IVA, sarà necessario provare l’avvenuta effettuazione dell’operazione mediante pagamento con carte di credito, carte di debito (bancomat) o carte prepagate. Si tratta di una disposizione di legge destinata a stravolgere le abitudini dei contribuenti che usano l’auto o altri mezzi per motivi di lavoro. Soprattutto inizialmente, fino a quando gli strumenti tecnologici non lo permetteranno, sarà difficile o forse impossibile ottenere la fattura elettronica per un rifornimento ad una stazione sia se serviti che in self service. Attualmente non è immaginabile che il benzinaio possa emettere fatture elettroniche in tempo reale. Di conseguenze, si consiglia di iniziare ad attivare una carta e/o un utenza della compagnia petrolifera presso i cui distributori ci si rifornisce, con quella si pagano i rifornimenti; a fine mese verrà automaticamente emessa la fattura riepilogativa, solo elettronica a partire dal prossimo 1° luglio.